giovedì 29 dicembre 2016

[Letture]: Dimentica il mio nome

Siamo prossimi alla chiusura del 2016 e al posto di mostrarvi i miei regali di Natale o di scrivere lunghe trafile di propositi che mai realizzerò, mi sono svegliata (influenzata e febbricitante) con la voglia di condividere il termine della lettura di "Dimentica il mio nome", il quinto libro di Zerocalcare edito da Bao Publishing.


Vorrei iniziare descrivendovi l'odore avvolgente della carta di queste duecento e più pagine ma non saprei neppure da dove partire, tanto più ora che il mio naso è in bilico tra Vicks e fazzoletti aromatizzati al lato oscuro.
Appuntatelo, dunque, tra i vostri progetti per il 2017: *Sniffare senza pietà Dimentica il mio nome*.

domenica 11 dicembre 2016

[Eventi]: L'Artigiano in Fiera 2016

Dicembre.
Il mese della giacca mai troppo pesante, dei negozi sempre aperti per la corsa ai regali, della frutta secca con il pandoro e delle mie promesse da marinaio.
"Giuro che questa volta non mi fregano più, io non ci torno. Troppa confusione, troppo caldo, troppe persone con valigie vuote che si fanno spazio a spallate e passeggini sui piedi...no, no, fuori discussione".
Serve specificarlo?!
Per il sesto anno di fila, rieccomi all'Artigiano in Fiera.

Per chi non conoscesse questo evento, si tratta di una fiera (ma va?!) dislocata a Rho-Pero che, sin dal '96, pone la propria attenzione su prodotti artigianali ed autentici provenienti da ogni parte del mondo.
Cinque grandi padiglioni ospitano Italia, Europa, Africa e Medio Oriente, Asia, America e Oceania per garantire un viaggio del mondo in nove giorni-più che in ottanta- tra culture, spettacoli, cucina ed oggettistica.
L'esposizione è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici sia a partire da Malpensa che da qualunque regione italiana, anche grazie al migliore collegamento concesso dall'Expo.
L'unica "pecca", se vogliamo definirla tale, è l'immaginabile quantitativo di persone interessate e, talvolta, la difficoltà a salire sui treni ma anche semplicemente ad effettuare uno spostamento a piedi.

Profumi, colori, CALDO ed atmosfere sempre diverse accolgono i viandanti conducendoli tra corsie di stand ricolmi di cose interessanti.
Una volta dentro è impossibile non desiderare avere un portafogli a fisarmonica e *prendere tutto*.
Un assaggino qua, uno là, provo quella crema, mi fermo per un tè, sgranocchio patatine in Olanda e Trdlo in Ungheria, annuso profumi di Grasse e mi aggrego a una tarantella.
E' talmente vasta e poliedrica da non annoiare neppure a distanza di anni.
Inoltre, data la vicinanza alle feste, consente di scovare regali originali ed unici, senza affidarsi a spedizioni lunghissime e sòle da ritardatari.

Teinomani incalliti, munitevi di olfatto e pazienza.
Gli espositori dedicati sono tantissimi (suddivisi tra Nepal, Italia, Giappone e Marocco) ed i prezzi, tutto sommato, seguono di pari passo la qualità offerta.
Non posso negare la ripetitività di molti elementi ma, complici la grandezza e la maturazione individuale, ogni anno riesco a farmi affascinare da qualcosa di nuovo.
In una carrellata di fotografie ed accenni tenterò di portarvi con me:



In Francia ho scoperto per la prima volta le "Figlie del vento", scientificamente riconosciute come Tillandsie. 
Si tratta di piante senza radici che acquisiscono il loro principale nutrimento dall'umidità e dal pulviscolo dell'aria -per tale motivo vengono presentate come "depuratori naturali".
Come immaginabile, vivono meglio all'aperto: in condizioni di luce ed umidità ideali. 
Sotto controllo, però, possono essere tenute anche in casa, accanto ad una finestra e vaporizzate almeno una volta a settimana con acqua minerale non calcarea.
Tra le varie presenti, dotate di sospensore, ne ho scelta una confusionaria: tra il rosso ed il verde, più simile ad una medusa che a qualunque altra creatura. 


Sarà una deformazione alla Mission Impossible per cui *calarsi dal soffitto è meglio che stare con i piedi per terra* ma non riesco a negare la mia fissa per tutto ciò che è sospeso. 
Così, elementi d'arredo all'orientale hanno più volte richiamato la mia attenzione. 

Menzione d'onore per le Tornado Potato in cartoccio (squisite sia con mix di spezie indiane che con peperoncino dolce) e per il té dei Tuareg che, oltre a favorirci la digestione (indispensabile!), ci ha concesso una pausa in un fiabesco angolo di Marocco.

Con la pancia piena, la giaccia impregnata come fritta nell'olio di McDonald e con piccole ma piacevoli soddisfazioni, torniamo a casa.
Prima di chiudere il post ed assaggiare uno dei té di cui ho fatto incetta, vi lascio una *Guida all'Artigiano in Fiera for Dummies*, raccogliendo elementi sia personali che "statistici":
-Portare con sé uno zaino capiente: non per forza per gli acquisti ma soprattutto per giacche, sciarpe e guardaroba da omino Michelin
-Favorire una fascia oraria pomeridiana in giorni infrasettimanali purché non Sant'Ambrogio o l'Immacolata
-Se incuriositi da cucine di paesi lontani, meglio raggiungere la fiera nei primissimi giorni d'apertura (date le esperienze passate con retate a suon di alimenti scaduti).
-Munirsi di una dose infinita (ma veramente infinita) di pazienza. 

sabato 3 dicembre 2016

Il diario della scimmia ep.1 (Captain Fantastic, Celestia, Imagimorphia)

Sono vittima di una forma di procrastinazione dettata dalle circostanze.
Ci sono, difatti, giorni in cui vorrei scrivere fiumi di parole sugli argomenti più disparati (partendo -ad esempio- dall'ultimo film visto, passando per le graphic novel appena lette, per poi giungere agli ultimi Gundam montati) eppure la programmazione non va di pari passo all'ispirazione.
Ho un po' di tempo libero, faccio click su "nuovo post" e, invece che scrivere, sarei in grado di registrare la mia voce all'infinito, raccontando ad un presunto "pubblico" tutte quelle che sono state le mie scimmie del periodo, in maniera molto colloquiale e priva di formalismi.
Con il termine "scimmie" intendo nient'altro che interessi divenuti fissazione e ricolmati da una buona dose di entusiasmo infantile.
La scimmia è, ad esempio, ciò che v'induce a riempire il carrello di uno store on line (o la wishlist dedicata) anche senza giungere all'acquisto, reduci da un'infatuazioni più o meno momentanea.
Prima di contarle inutilmente, farle cadere a terra e permettere la rottura del loro cervelletto ho optato per questo genere di post: il raduno periodico di tre elementi (tra film, musica, videgiochi, giochi da tavolo, fumetti, gastronomia e chi più ne ha più ne metta) e dei motivi per cui li ho elevati al rango di *primati*.
Mi piace pensare a questo spazio come il tè delle cinque: il momento in cui inviti un amico per conversare di qualunque cosa al cospetto dei vapori profumati di una lenta infusione.
Tra la scelta della miscela, della tazza e del filtro si radunano i racconti di una settimana, un mese o forse più; dando sfogo ad un flusso di coscienza condiviso.
Prima che il bollitore inizi a dannarsi dando adito ad immaginari alla Sweeney Todd, iniziamo!

martedì 22 novembre 2016

[Eventi]: 20 novembre 2016: G! Come Giocare

Domenica mattina, (sì, ancora) orario indefinito e fogli di appunti sparsi sul letto.
Dovrei incoraggiarmi a preparare qualcosa per pranzo ma un connubio di forze oscure ha la meglio su di me: vuoi la coperta colorata, vuoi la nuova cera profumata, vuoi che è sicuramente più semplice aprire il frigorifero e attendere un'illuminazione. Quest'ultima, per inciso, non s'è presentata neppure in forma divina, tant'è che ho composto (meno artisticamente di qualunque food blogger) una ciotola di frutta e *cose* seguendo la sacrosanta formula dei procrastinatori alimentari: "L'importante è riempirsi lo stomaco per scongiurare la fame e non dover tossire imbarazzati ad ogni lamento gastrico".

Anche questa storia ha un'introduzione bypassabile ed un treno da prendere.
13:58 direzione: Milano Centrale.
Su questa locomotiva di nuova generazione fa un caldo infernale ed io sono vestita così a cipolla che i bambini potrebbero osservarmi al microscopio.
Comunque, grazie per non aver confuso i riscaldamenti con l'aria condizionata.

M2 fino a Porta Garibaldi, M5 fino a Portello.
Non è stato difficile intuire la direzione per Fiera Milano City, complici la vicinanza e il quantitativo di bambini.
Abbiamo acquistato il biglietto online con lo sconto dedicato agli iscritti alla newsletter, quindi: 6 euro al posto di 10 e fast lane garantita.
Nel giro di un "bip" siamo oltre i tornelli.

lunedì 7 novembre 2016

[Eventi]: 6 novembre 2016: Cha no yu (Cerimonia del tè) a Villa Paradeisos

Pioggerellina fine, cielo tendente al bianco e foglie in caduta libera si lasciano ammirare oltre la finestra.
La mia domenica mattina vola via velocemente tra biscotti al cocco infornati in breve tempo e biglietti di compleanno da realizzare ad insaputa del futuro proprietario.
Insomma, una giornata di riposo insolitamente incastrata ad effetto Tetris, tanto da non lasciare neppure un sospiro vuoto nell'angolo in basso a destra della mia Moleskine.
Intorno alle 14 ci avviamo verso la stazione, terrena risacca di imprevisti.
I distributori automatici di biglietti, facenti le veci delle biglietterie chiuse, decidono di non apprezzare i contanti e contiamo così il primo "ma perché?!" della giornata - fortunatamente privo di ricadute negative.
Ad accoglierci, insieme a pochi altri viandanti, è il binario 5.
Tutto è programmato da qualche giorno: siamo diretti a Varese e, nel dettaglio, a Villa Paradeisos per la tradizionale cerimonia del tè.
La mia esaltazione è palpabile -oltre che contagiosa- e, senza un momento di esitazione (fatta eccezione per Pokémon da catturare e fumetterie da visitare) raggiungiamo il cancello d'ingresso: oggi aperto al pubblico.
"Paradeisos" di nome e di fatto.
Non è solo un giardino ma l'immersione in una realtà parallela perfettamente inserita in un contesto cittadino.
Immaginate di camminare per strade piene di edifici (liberty, industriali, lasciati allo sbaraglio) per poi raggiungere un'oasi sopraelevata e circondata da un parco ricolmo di colori e profumi differenti.
Sbalorditi dalla bellezza, siamo stati accarezzati da un timido sole- di quelli che fanno brillare le gocce residue di pioggia come fossero tanti piccoli cristalli sfaccettati.
Tanto verde, tanto giallo, tanto rosso, tanto azzurro.
Prendete una tavolozza ed intingete le dita nelle tonalità più accese, solo così potrete avere una pallida idea della cornice di questa dimora.
I pini marittimi lasciano spazio ad aceri di un'eleganza quasi femminile, in quello che è l'angolo più orientale di questo Eden.
Un vero giardino giapponese allestito con maestria da universitari del Sol Levante con tutti gli elementi che potreste immaginare in un simil contesto, inclusa una piccola cascata come estensione armoniosa e musicale. 


giovedì 3 novembre 2016

[Eventi]: 2 novembre 2016: Alcest + Mono live al Circolo Magnolia

Questa serata, come altre dello stesso genere, ha inizio con un panino del disagio, un lancio nell'armadio e una raccolta di tappi di bottiglia. 
Peggio del prontuario delle giovani marmotte c'è solo la *lista di cose da fare in dieci minuti perché sono in ritardo da morire e non ho fatto caso all'ora* (da leggersi tutto d'un fiato).
Il Circolo Magnolia, fortunatamente, non dista poi così tanto da casa -se non prendiamo in considerazione il traffico milanese, i caselli che non casellano e gli indirizzi che conducono a parcheggi luminosi privi di locali.

Fatta questa introduzione e bypassati i ritagli musicali amarcord tra "Fat Lip" e "David Gnomo Amico Mio", giungiamo a destinazione.
Per questo concerto era necessario il tesseramento Arci (10 sbleuri di vantaggi che non conosco perché l'ho fatta solo per l'occasione), ergo: leggera coda.

Staccato il biglietto e timbrata la mano è l'ora di entrare.
Per la felicità del mio portafogli, il banchetto del merchandise è lì ad attendermi -proprio oltre l'ingresso,
Neanche il tempo di ambientarsi e sono già alle prese con la fantomatica ricerca di t-shirt con taglie da donna (no, non credeteci, non esistono).
Nonostante sembri impossibile pure per change.org ottenere capi indossabili senza ritagli, cinturine ed effetto camicia da notte, qualcosa è cambiato!
Per le donne ha inizio l'era delle borse di cotone con "stampa musicale" e, neanche a dirlo, ne ho portate a casa con me 1(+1). Ehm.
Un lasso di tempo sufficientemente lungo da permettere a Syndrome di dare il via alla serata.

venerdì 7 ottobre 2016

[Cinema]: 4 ottobre 2016: The Space in Between - Marina Abramović and Brazil


Nexo Digital e Marco Del Fiol ci hanno trascinati nelle sale cinematografiche per un'anteprima di tre giorni alla scoperta del viaggio di Marina Abramovic, artista contemporanea ben nota per le sue performance. 


giovedì 29 settembre 2016

[Cinema]: The Lady in the Van

Siamo al termine degli anni settanta.
Per le strade di una Londra benestante si aggira un furgone malridotto guidato da un'anziana signora, pronta a sostare, di volta in volta, dinanzi ad una nuova dimora.

A primo acchito potrebbe apparire noioso, se solo il furgone non fosse un abitacolo e "The lady in the van" non fosse una storia vera.
Difatti, la signora Mary Shepherd trascorse gli ultimi quindici anni della sua vita vivendo all'interno di un furgone posteggiato nel vialetto d'ingresso della casa di Alan Bennet, commediografo che la rese famosa. 


domenica 11 settembre 2016

[Eventi]: 9 settembre 2016: Finis Mundi - SunnO))) live al Labirinto della Masone

Prendi il labirinto più grande del mondo, una notte stellata nella campagna emiliana e i SunnO))) in quadrifonia per due ore. 
Finis Mundi, la risultante, è: abbandono della consapevolezza terrena in favore di un viaggio tantrico. 


L'evento, organizzato in onore del trentesimo anniversario dalla morte di Jorge Luis Borges, è stato anticipato come la rappresentazione vivente di "Finimondi": volume prezioso quanto introvabile, edito da Franco Maria Ricci ed illustrato da John Martin. 
Come promesso, installazioni video all'ingresso hanno reso possibile l'immersione in realtà contrastanti e catastrofiche, sia fisicamente che mentalmente. 

Tra i pannelli è, difatti, possibile camminare durante la visione di singoli dettagli naturali, ultimi respiri prima del disastro e previsioni per un futuro non più così imprecisato -il tutto esteticamente inserito in una cornice di luci sgargianti ed ombre accoglienti. 

Oltrepassato il secondo portale si ha finalmente accesso al labirinto, con la sua funzione di dissipatore di coordinate spazio-temporali e corrispettivo di un'intricata e suggestiva via verso la ricerca interiore.
Sulla suggestione non c'è alcun dubbio: tra i bambù cala il buio, eccezione fatta per lanterne bianche poste come indicatori di percorso e spesso trattenute da soggetti mascherati.
Innalzati verso il cielo (e visibili anche dall'esterno), fasci di luce evidenziano il centro del labirinto nonché sede del rituale.
Finito il percorso, si apre un esoterico cortile interno. 

giovedì 1 settembre 2016

Fertility day, per dire la mia.


Prevista per il 22 settembre dal Ministero della Salute, una giornata dedicata alla fertilità e, in particolare, alla denatalità (dato il conseguente, tanto demonizzato, calo demografico).
In altri paesi del mondo, iniziative del genere esistono da molto più tempo e soffermano la propria attenzione sull'infertilità ed i problemi affliggenti le coppie che, nonostante condizioni e presupposti ideali, non riescono in alcun modo a procreare.
L'idea, a naso, potrebbe sembrare apprezzabile (soprattutto per ciò che concerne la voglia di "informare) -Se non fossimo in Italia, in crisi economica, con poche certezze e troppi punti interrogativi e tabù ad attanagliarci.
Come se non bastasse, poi, la propaganda per l'evento è stata a dir poco screditante.
Dodici cartoline tra cui (quasi) impossibile scovare "la meno peggio", in cui la donna viene fatta passare per incubatrice dotata di data di scadenza.
Alcuni esempi?
"La fertilità è un bene comune": motivo per cui, prossimamente, troveremo le diciture "Utero" e "Vagina" all'interno del modulo ISEE.
Tutt'al più, per amore della comunità, consiglierei di evitare la procreazione di ulteriori teste di c***o (ci siamo capiti).
"Datti una mossa! Non aspettare la cicogna": e come giustifichiamo i servizi di Studio Aperto sulle quattordicenni puerpere con colonne sonore strappalacrime e vicinato indignato?! E "Sedici anni e incinta"? Loro, la mossa, se la son data.
"Genitori Giovani. Il modo migliore per essere creativi": la stessa creatività di chi chiede precedenti esperienze ad un lavoratore alla prima esperienza. Se non ci fossero traguardi lunghi da raggiungere (come una laurea, ormai non superflua) e l'impossibilità di uscire di casa ed essere autonomi, forse qualcuno potrebbe farci un pensierino, e non ridursi ad essere scambiato per il "nonno" all'ingresso delle scuole elementari.

giovedì 25 agosto 2016

[Escursioni]: Trieste da e per turisti


"Il mare deve essere a gradiente: trasparente, azzurro e infine blu. La spiaggia deve essere di sabbia, assolutamente niente sassi. Il villaggio non deve essere isolato ed è meglio vi siano divertimenti. Voglio partire di sabato e non da Bergamo, non accetto voli il lunedì e non tollero l'idea di perdere una o più giornate per gli spostamenti. Preferisco non dover noleggiare auto o scooter. Prezzo ridotto, grazie".

Al primo approccio con un esigente, scopri il valore del famoso detto "Volere la botte piena e la moglie ubriaca" nonché il connubio disastroso con l'indecisione.
Mentre resti impalato, in attesa del tuo turno per poter acquistare due fottutissimi biglietti, questi passano dalla Grecia, alla Spagna, all'Africa per poi, magicamente, tornare in Italia.
Nella tua testa, ormai alle prese con un'immane perdita di tempo, passano sventolatrici brasiliane dal culo a mandolino e massaggiatrici "romantiche" thailandesi -quelle che non sono ancora state richieste per semplice pudore.

Introduzione da Brontolo -quale sono- per dire che: il last minute, anche inteso come "iniziativa di prendere ed andare", è il toccasana per chi non ha sbatti di stare alle ruffianate delle agenzie e vuole prenderla un po' come viene.
In quest'ottica, il 10 agosto, ho girovagato tra motori di ricerca vacanzieri nel folle tentativo di scovare un monolocale in zona Trieste e, grazie a Homeaway, ce l'ho fatta!
Per chi non l'avesse mai vista: è il trait d'union perfetto tra mare e montagna, il luogo inadatto a lucertole e spiaggiati ma sicuramente un gioiello (non solo per la vista!).
Un po' come la Marmite, o la ami o la odi.
Dal lontano 2006, nel mio piccolo, non posso far altro che amarla.

Rivisitare luoghi del cuore da turista giapponese dotato di fotocamera risulta tanto amarcord quanto ridicolo ma me ne sbatto e vi lascio una lista di quelli che, secondo me, sono punti focali da non tralasciare.

venerdì 19 agosto 2016

Tipe da spiaggia


La tenuta da spiaggia è uno degli argomenti più controversi dell'estate, insieme ai fatidici workout ed all'utilità dell'acqua calda e limone in "borracce cannucciate" simil-barattoli da conserva.

Si parte prevenute, con almeno due mesi d'anticipo.
I cereali ricchi di fibre, l'acqua che elimina l'acqua, i fanghi d'alga contro la cellulite, le macedonie senza zucchero, il "no" alle meringate come dessert e le sudate apocalittiche che neanche le saune da Spa in un anno di attività.
Tutto ciò per raggiungere i tanto sponsorizzati (o, meglio, sponsorizzanti) negozi di intimo dotati di collezioni estive: più o meno scontate, più o meno adattabili a fisici e corporature differenti.

A dirla tutta, però, le corse ai saldi e le spallate in cassa non sono nulla se confrontate al chiacchiericcio da ombrellone.
"Trovo che il perizoma in spiaggia sia da vera fatalona frustrata. Presente no, le cinquantenni che postano foto in topless ad immagine e somiglianza della Venere di Willendorf?!"

"'A bella, ma chi te credi d'esse?! Va 'sta porcona. Prende la brasiliana giusto per far vedere il culo al mio ragazzo"

"Burkini? Si mangia come il kebab?"- "Va bene la libertà di culto, ma così mi spaventi il figlio"- "Ecco, regalatelo a certe cozze che vedo a Rimini, così evito di perdere diottrie".

Poi, tanto, se prendi un anonimo slip è sempre troppo aderente o troppo bianco.
La fascia no perché cala, il ferretto no perché segna, il triangolo no perché è da pornostar.
Alla fine sorge il dubbio di dover ripescare nell'armadio i costumi di vent'anni fa (quando, per inciso, frequentavo ancora le scuole materne).
Quelli interi, per intenderci, con i delfini di plastica attaccati sui nastrini e l'orletto movimentato in stile "onda su onda".

Ci ho provato eh, ma credo di poterli indossare unicamente come polsini o poco più.

Dunque, il mio valido compromesso risiede nell'acquisto di:
-Piscina gonfiabile del diametro di un metro posizionabile sul balcone nord
-Scafandro da Palombaro, solo se Dolce & Gabbana
-Salvagente a forma di papera (anche rosa)
-Frigorifero da campeggio preriempito da una famiglia del sud in trasferta.

domenica 7 agosto 2016

[Serie TV]: Flowers


La vita è come il gabinetto.

A volte hai così tanta spazzatura nello stomaco da fare una cagata gigante. 
Così enorme da bloccare il gabinetto.
Provi a tirare lo sciacquone, usi uno sturalavandini, l'appendiabiti, il dito...troppo imbarazzato per chiedere aiuto.
"Mi scusi, ho fatto una gigantesca cagata. Per favore, potrebbe aiutarmi a sbloccare il mio bagno?"
Certo, l'odore è terribile e la vergogna inquantificabile ma l'aiuto per lo sciacquone è in arrivo.
In arrivo, per ricominciare da capo con tutto pulito.

Una coppia sull'orlo del divorzio, due figli strampalati, una nonna malata di mente ed un illustratore giapponese.
Sulla famiglia Flowers, atipica e originale, è incentrata l'omonima serie televisiva brittanica, mandata in onda su Channel 4 a partire dal 25 aprile 2016.
Sei puntate da venticinque minuti l'una per la prima stagione, godibile in un unico sorso anche sottotitolata in italiano.

Colori ed effetti sonori alla Von Trier fanno da cornice alla vita di Maurice Flowers, creatore di Grubbs.
L'apparenza da commedia leggera intrisa di umorismo nero, viene subito soppiantata dal dramma della vita quotidiana tra depressione, tentati suicidi e serie di sfortunati eventi.

E' come chiedere aiuto ad un centro psichiatrico ed essere accolti da un paziente in veste di medico specialista, salvati e poi abbandonati all'autogrill in compagnia di una pelatrice di patate e di un venditore ambulante.
Spaesati, appesantiti, ma ancora volenterosi di proseguire.

                                    

lunedì 18 luglio 2016

[Cinema]: Me and you and everyone we know

Acquisti un pesce rosso e lo dimentichi sul tettuccio dell'auto, inerme ed isolato, nel suo sistema d'acqua e plastica.
Chiudi le portiere, metti in moto il veicolo e lasci che la sua vita prenda a dipendere dalla costanza nel moto: un equilibrio a tal punto precario da far pregustare la fine.
Non è forse, quanto l'arte e la tecnologia, una forma di evasione? 

(Sì, è stata usata per lo spot Alfa Romeo 159 SW  del 2006)

Christine, artista visiva, dona vita alla fotografia attraverso improbabili conversazioni create ad hoc per ciascun momento.
Al fine di guadagnarsi da vivere, offre servizio come tassista per anziani; sino al fortuito incontro con Richard: smilzo commesso dall'aria svampita.
Una mano bruciata e poi fasciata nasconde il tentativo di superare la separazione, sfruttando gas per accendini e "magia".
Mentre Robbie, il più piccolo, si affaccia al mondo delle chat erotiche; Sylvie, a soli dieci anni, sogna un matrimonio in perfetto stile, radunando un corredo di articoli scontati.

"I'll poop in your butt hole and then you will poop it back into my butt and we will keep doing it back and forth with the same poop. Forever".

Rosa le pareti, rosa il raccoglitore di inserti pubblicitari, rosa gli adesivi e pure le nuove ballerine.
"Tutti quelli che conosciamo", sono soggetti alle prese con una forma d'isolamento.
Qualcuno dietro uno schermo, qualcun altro attraverso cartelli affissi ad una grande finestra e altri ancora grazie a maschere di dissenso, da scogliere di nascosto.

Novanta minuti di lungometraggio per lasciare la parola a ciò che passa inosservato, tra raffinati simbolismi e passepartout da conoscenze indiscrete.
Di fondamentale importanza, soprattutto per il finale, l'interpretazione.
Ciliegina sulla torta: le colonne sonore di Michael Andrews, già noto per "Mad world"/Donnie Darko.


lunedì 11 luglio 2016

Estetismo e artificio della fotografia



Tra le possibili forme dell'arte, la fotografia è la mia podista.
Preserva la curiosità infantile di chi scatta e rende indelebile un gioco di luci e ombre altrimenti momentaneo.

Se potessi, mi trasformerei in una superficie riflettente al solo fine di catturare e non essere mai catturata.
Per farlo, mi concederei quel lungo lasso di tempo denominato "conoscenza" in cui raccogliere figurine mentali di caratteristiche ed espressioni da presentare al mondo, prive di artefici.

Facciamo un gioco.
Pensate alla vostra vicina di casa, ad esempio.
Quella che incontrate dopo cena per le scale, imbarazzata dalla tenuta casalinga e dalla mole di sacchetti di spazzatura da condurre oltre l'uscio.
Quella che sorseggia il caffè in pigiama, baciata dalla luce dei primi raggi solari, priva di trucco e con gli occhi ancora assonnati.
Ora immaginatela in una sala arredata di luci e pannelli, intenta ad inventare pose scultoree e chiedere modifiche in post-produzione perché "quella smagliatura proprio no, toglimela!".
La riconoscereste? Sarebbe ancora lei?

Arrivo fin qui per la caduta di un mito: non credo più alla diretta corrispondenza tra bellezza e fotogenicità.

L'avvento del digitale, delle schede di memoria, dei programmi di grafica e dei social network, ha avviato la corsa ai ripari dalla "Sindrome da foto profilo".
Del resto, nessuno conoscerà mai il quantitativo di foto cancellate per poterne salvare una sola né il numero di filtri sovrapposti e di modifiche apportate.
Tutti fotografi e tutte modelle,poi le incontri per strada e non le riconosci.

Tutto ciò perché non si tratta solo di un tasto da premere ed un'immagine da inquadrare.
Fotografare persone, a meno che tu non lo faccia per pubblicizzarti o per professione, è una sfida che richiede tempo.
Un modo per immortalare a tutti i costi ciò che i tuoi occhi vedono e non quel che si pretende di standardizzare.

Da qui, ho raggiunto due conclusioni importanti (anche per me, sì):
-Meglio essere che apparire -> Photoshop non deambula con noi.
-L'autoironia porta con sé più sicurezza di una sfilza di pollici in su.

lunedì 4 luglio 2016

[Serie TV]: Penny Dreadful





C’era un tempo in cui prato, bosco, e ruscello,

la terra, e ogni essere comune

a me sembravano

ornati da una luce celestiale,

la gloria e la freschezza di un sogno.

Non è più com’era prima


XIX secolo, Regno unito. 
Un solo penny per addentarsi in atmosfere gotiche da "mordi e fuggi" e dar vita a quelli che, successivamente, sarebbero divenuti maestri dell'orrore.

Penny Dreadful, serie televisiva datata 11 maggio 2014, ripercorre le tendenze della Londra Vittoriana, portando con sé grandi classici della letteratura.

Tra politiche espansionistiche, evoluzione, e stili di vita a margini opposti della società, si insediano creature sconosciute ai più, pronte a ribaltare le sorti dell'umanità.
Una sparizione ricongiunge più tasselli del medesimo mosaico, riunendo soggetti tanto dotati di potere quanto emotivamente instabili.
Tra questi, un'affascinante ed enigmatica Vaness Ives (interpretata dall'impeccabile Eva Green), Sir Malcolm Murray (padre della scomparsa), Victor Frankenstein ed Ethan Chandler (esperto pistolero non privo di segreti).
Tra leggende, tratti noir ed atmosfere riprodotte con maestria,ogni componente ha l'occasione di confrontarsi con l'essenza più profonda dell'animo, ripercorrendo il proprio passato o dando il via libera ai pensieri più peccaminosi, in instancabile dinamismo.

In 3 stagioni da 10 puntate si conclude un quadro non poco sanguinolento tra controversie e polemiche dell'ultimo istante.
A fine giugno, difatti, viene annunciato il finale assoluto edulcorato da giustificazioni premeditate, nonostante l'inserimento di nuove personalità (tra cui un ambizioso Dottor Jekyll) non ancora sviluppate.
La chiusura affrettata si fiuta come l'acido solfidrico in autostrada, rifilando un finale coerente ma inadeguato.

Cruento, carnale e dallo spinto romanticismo come un incontro criptico tra "La belle dame sanse merci" e "The lady of Shalott".

mercoledì 25 maggio 2016

[Cinema]: Waking Life


Io magari non lo capisco, forse non sono neanche d'accordo con questo mondo ma sai una cosa?! lo accetto e continuo tranquillo a galleggiare. 
La chiglia della vita deve essere stabile, è questo che voglio dire. 
Segui la corrente, si sa che tutti i fiumi finiscono in mare. 
L'idea è cercare di essere sempre sul punto di partire, ogni volta che si arriva; si risparmiano presentazioni e addii. 
Il viaggio non richiede una spiegazione ma solo dei passeggeri. 
E' come arrivare su questo pianeta con una scatola di pastelli: c'è chi ha una scatola da otto pastelli e chi invece ha quella da sedici, ma quello che conta è quello che fai con i pastelli; con i colori che ti hanno dato. 
Non state a preoccuparvi di colorare dentro o fuori dai contorni...colorate fuori dai contorni, dico io! Ma anche fuori dalla pagina, non mettetevi limiti. 
Facciamo rotta verso il mare aperto, non restiamo impantanati.

Un rotoscopio delinea l'intera gamma degli stati di coscienza, vacillando tra lucidità e astrazioni.
Linklater, in 99 minuti, insegna a sognare d'essersi svegliati in un altro sogno, passando per la vita.
Così Waking life cerca di dare risposta ai "grandi perché", dilatando il tempo onirico tra appuntamenti di un'agenda fittizia.
Zapping compulsivo, prende piede là dove "l'errore peggiore che si possa fare è credere di essere vivi quando si dorme nella sala d'attesa della vita".
Distesi sul letto o liberi di roteare nell'aria, assistiamo al cabaret dell'esistenzialismo e dell'informazione, in cui l'essere umano vuole il caos ed è irresistibilmente attratto da quello stato semiorgiastico creato dalla morte e dalla distruzione.

La creazione sembra nascere dall'imperfezione, sembra venir fuori da uno sforzo e dalla frustrazione ed è così che è nato il linguaggio.
E' derivato da un forte desiderio di trascendere il nostro isolamento per comunicare, in qualche modo, gli uni con gli altri. 

Quando dico la parola "amore" il suono viene fuori dalla mia bocca e colpisce l'orecchio dell'altra persona, viaggia attraverso un intricato percorso che porta al cervello, attraverso i ricordi d'amore o di mancanza d'amore e l'altra persona registra quello che dico e dice di capire.
Ma io come faccio a saperlo? Perché le parole sono inerti, sono simboli,sono morte. 

Una grandissima parte di tutta la nostra esperienza è intangibile, gran parte di quello che percepiamo non può essere espressa con le parole eppure, eppure, quando noi comunichiamo l'uno con l'altro e sentiamo di avere stabilito un contatto e crediamo di essere capiti, proviamo una sensazione quasi di comunione spirituale ed è forse una sensazione transitoria ma è ciò per cui viviamo.

Non siamo, ora, onironauti colpiti dal mal di mare?

mercoledì 18 maggio 2016

Surrogati di Wile E. Coyote


Quante volte avete dubitato della prima soluzione data ad un esercizio banale?
E quante altre vi siete lasciati andare a voli pindarici senza capo né coda incapaci di portare a termine una discussione altresì semplice?

Il quotidiano, la vita scolastica e professionale, ci hanno indotti ad attivare una visione contorta di ciò che "è stupido" o, meglio, di ciò che a tutti i costi vogliamo ritenere tale.
In quest'ottica, la soluzione suprema è quasi sempre la strada irta  di ostacoli; uno spreco di energie ingiustificato anche dal fine.

Vi è mai capitato di guardare un programma di cartoni animati intitolato <<Bip-bip>>?
Vi invito a riflettere su come questo programma non faccia altro che proporci le gesta di un personaggio, il coyote, funzionante all'interno di un sistema che ha l'interessante ruolo di Natura matrigna, un personaggio che incessantemente, disastrosamente, persegue un oggetto/scopo -ossia l'uccello eponimo del programma- il cui valore è assai inferiore rispetto a quello dello sforzo e delle risorse che il protagonista investe nella sua ricerca.
Essendo evidente che il coyote dispone di consistenti risorse finanziarie, perché mai anziché dilapidarle per travestirsi da struzzo femmina e comprare catapulte e costruire razzi esplosivi e preparare polpette da struzzo farcite di veleno radioattivo non le impiega per andare a mangiare al ristorante cinese? Non sarebbe, forse, molto più semplice ed economico?


Costantemente intrappolati in labirinti come proiezioni di stati mentali.

sabato 14 maggio 2016

Il patetismo dell'attenzione



Sopito, nella natura di taluni uomini, è il desiderio di concentrare su sé stessi quantitativi sempre crescenti di attenzioni -quali target di uno schermo riflettente.

Tra l'ostentazione e la corsa alla snaturazione, le donne talvolta rivestono un ruolo di spicco.
Una sfida all'ultima occhiata tra "Attention Whore" e "Finte tonte".
A contraddistinguerle: l'ammissione di consapevolezza.

Da un lato l'espressione della frustrazione e della superbia che, a sua detta priva di freni inibitori, si abbassa alla perdita di dignità pur di mostrarsi quale stuzzichino appetibile -là dove la sensualità non è caratteristica acquisita dall'abito.
Deplezione di strati di tessuto come svilimento del carattere e, più pelle viene mostrata, meno si ha intenzione di condividere.
Scenario in cui, più che un'evoluzione al rango della Beatrice dantesca si ha un'involuzione al sentimento di pena.

Dall'altro lato, l'impellente bisogno di colmare vuoti d'autostima, ricercando appagamento con falsa ingenuità e recite malriuscite d'infantilismo naif pur di non ammettere ostentati accumuli di segnali d'interesse.
Un po' come indossare i panni delle ninfette nabokoviane, passeggiando con un solo piede in molteplici scarpe diverse, prive di malia e reale contatto.

Spogliarsi e nascondersi sono, in questo caso, due facce della medesima medaglia e la semplicità potrebbe essere la via.

venerdì 11 marzo 2016

[Eventi]: 10 marzo 2016: Baroness live ai Magazzini Generali

La sveglia delle 5:30 sulle note di Stretchmarker ricorda che IL giorno è finalmente giunto.
Il treno ha un canonico ritardo di cinque minuti ma c'è uno strano ottimismo nell'aria.
Stazione di interscambio: i soliti volti delle 7:15 radunati lungo la banchina.
Una giornata universitaria come tante altre, uno zaino troppo pesante sulle spalle, una vetrina riparata con scotch a quadri bianchi e rosa e una playlist personalizzata.

La fascia oraria 12/19 è stata cancellata dalla mia memoria come alla Lacuna Inc.
Ci sarà stato uno sguardo veloce all'armadio, una selezione accurata delle tonalità tra le fantasiose varianti di nero e più nero e la preparazione del "panino tattico" (quello di quando sei di fretta e tutto ciò che trovi nel frigorifero è perfetto).

I tre (moschettieri? dell'Ave Maria? Caballeros? Re magi?) m'informano: "Stiamo arrivando!".
Le borse delle donne sono così capienti per contenere evenienze.
I fazzoletti per i colpi di scena, zucchero e liquirizie per cali di pressione, acqua e vuoto cosmico per lasciare spazio ai guardaroba altrui.

"Milano Milano è una grande città, si beve, si mangia e l'amore si fa. Hai visto mio marito?"
Tra Metallica amarcord e "ultime tracce" di artisti che non saranno mai di fama provinciale, figuriamoci mondiale, giungiamo ai Magazzini Generali.
Il biglietto tra le mani del buttafuori,quel momento di suspense in cui speri non ti venga restituito monco ed il piede sinistro è ormai oltre la soglia.

Con mio sommo rammarico, il concerto è stato aperto da un gruppo interamente al femminile.
Qualcosa come "Rouge Noir" (da non rendere giustizia neppure alla tanto acclamata tinta Chanel).
Del comunissimo Hard Rock dettato dalla frase più in voga tra le poche persone radunate sotto il palco: "Quanto se la credono".

Voltiamo pagina.
Le luci si spengono.
Forzati sbuffi d'aria vengono meno, in favore di sospiri.
I Baroness salgono sul palco.

Le luci, come fari per i marinai, fungono da guida tra i cinque colori degli album principali (Red album, Blue Record, Yellow & Green, Purple).
Intro strumentali suddividono le tracce, lasciando istanti d'estasi in cui non pensare a "quale sarà la prossima?" al fine di goderseli sino all'ultimo.

La scaletta è paurosamente ben studiata con un'alternanza tra presente e passato, carica e malinconia da indurre a reazioni emotive sempre diverse, sino al fantomatico orgasmo musicale.
17 brani presentati con tale potenza da non lasciare alcun dubbio sulla loro voglia d'essere lì, suonare e farsi seguire.

All'uscita, un John Baizley selvatico ci chiede una sigaretta, al pari di un amico di vecchia data. Tra autografi e fotografie si conclude la serata, lasciando quel retrogusto immaginario di cherosene e Valium.


"Whatever you give me, please know that I'll ask you for more" 


P.S.: Isak.
P.P.S: Un ringraziamento speciale a S. e A.
P.P.P.S: L'idea della caccia al Purple Ticket (2 biglietti + cioccolata) è assolutamente geniale. 

giovedì 3 marzo 2016

[Cinema]: La storia della principessa splendente


Kaguya-Hime no monogatari, film d'animazione firmato Isao Takhata, prende vita nel "Regno dei sogni e della follia": lo Studio Ghibli. 


Tratto da un racconto popolare giapponese ("Storia di un tagliabambù"-Taketori monogatari), ripercorre la vita di "Principessa", donna della Luna di eccezionale talento e bellezza. 



137 minuti scandiscono insegnamenti radicati nella cultura fiabesca, tra sfumature sognanti e tratti grezzi, volutamente crudi. 

Ancora una volta la più semplice quotidianità svolge il ruolo di "generatrice di felicità": in netto contrasto ad una vita di sfarzo e facilitazioni, in cui tutto si ottiene ma nulla si desidera. 


Ad agire da filtro per una selezione, apparentemente, spirituale, è una coppia di anziani.

Improvvisati genitori di una "gemma di bambù" che, come accade nella realtà, aspirano al meglio; bypassando la delicata fase della comprensione. 

Da affascinati osservatori esterni, non assecondano le primarie volontà di una bambina, esasperandone l'unicità sino ad ostentarla. 


Così si assiste ai netti contrasti di colore, ai riempimenti gradualmente sviliti e all'incalzante sensazione di vuoto. 



Nel silenzio pare quasi di sentir gridare "Non aspettare che sia troppo tardi". 

L'istante in cui "Ormai è fatta" e non c'è strategia che regga, nonostante tutti i mezzi concepibili. 



Piacevole sorpresa è il momento dell'abbandono, là dove s'immaginerebbero note malinconiche e pianti a dismisura, si stagliano melodie d'una dolcezza incomparabile.

Come se la Terra, rappresentazione della vita, nascondesse la vera essenza della morte e, viceversa, la Luna. 


Invocare la fine ci vestirà di piume annullando ogni ricordo del trascorso.

martedì 23 febbraio 2016

Competitività universitaria

Quando credi di aver superato la fase del "Che voto hai preso?" "Io sono stato più bravo di te", ecco che piombi in complottismi di matrice infantile ragionati da aspiranti adulti.

La fiera dei luoghi comuni.

-Il cacografico: "Non ti passo gli appunti perché sono scritti male"
-L'anti-tecnologia: "Se ti passo il mio quaderno, puoi farne delle copie subito. Ohibò, non ci sono stampanti funzionanti. Eh ma è troppo pesante, non riesco a inviartelo via mail" "Dropbox?" (Vita su Marte e -di quegli appunti- nessuna traccia).
-Il calcolatore: Salva le matricole dei concorrenti (autoimposti come tali) e controlla iscrizioni e risultati di ogni singolo appello, creando un libretto personalizzato per ciascuno con statistiche di successo e fallimento.
-L'alter ego: Ti passa del materiale spacciandolo per proprio, senza rendersi conto di firme e controfirme del vero proprietario.
-Gli Svizzeri: Apportano modifiche all'orario senza comunicarle e preparano la maschera da finti ingenui per il momento del "Moria delle vacche, oggi?"
-I PH: Esperti dotati di reflex e teleobiettivi che scattano fotografie agli appunti degne d'una Tintarella di Luna tra Braque e Juan Gris.
-I giornalisti: Per dovere di cronaca: "Quanti crediti ti mancano al tirocinio? Media? Esame in preparazione?"
-Zar e Zarine: Devi loro anche l'anima, insieme a tutti gli organi asportabili. Chiedi A e devi ricambiare con tutte le lettere dalla B alla Z.

In sintesi: chiedere un preventivo a Lourdes e a tutte le compagnie assicurative.
Mai assentarsi. 

venerdì 19 febbraio 2016

[Videogiochi]: Neko Atsume

Un giorno N. bussa alla mia porta.
No, non è vero. 
Mi scrive un messaggio inviandomi il link di una canzone "autistica".

"Ascolta questa e tirati su". 
Di una ripetitività a tal punto devastante...da poter essere ascoltata per 10 minuti di fila. 

Malinconici sostenitori del Tamagotchi, gattare zitelle del vicinato di Sim City, finti indaffarati al cellulare...conosco la soluzione ai vostri mali!



Un gioco.
Uno di quelli da ritaglio di tempo "easy".
L'atollo di pace formato app da ricercare quando, al contrario del resto del mondo, non avete neppure mezza notifica sputata.

Lo scopo, semplice quanto intuitivo, è quello di collezionare gattini.
Tali rotolini sorridenti si presenteranno nel vostro giardino solo dopo aver disposto oggetti degni della loro attenzione ("goodies").
Per raggiungere il vostro obiettivo avrete a disposizione due valute: pesci argentati e dorati con cui potrete fare acquisti nella sezione dedicata -"Shop"- raggiungibile attraverso il Menu.

Lasciate del cibo nella ciotola e occupatevi d'altro -anche della vostra vita, ad esempio.
Al ritorno, qualcuno sarà ormai giunto a farvi visita.
Un "tap" sul musino dei mici vi consentirà di visualizzarne la scheda e, attraverso la "camera", potrete aggiungere scatti al loro album, scegliendo anche il profilo migliore da utilizzare come presentazione.

La costanza vi sarà premiata con una delle due valute e, in casi veramente speciali, con ricordini personalizzati, i "Mementos" (da collezionare!).

49 gatti (di cui 17 rari) con preferenze ed esigenze differenti, si alterneranno nel vostro ristretto giardino -ampliabile e, successivamente, personalizzabile grazie alla funzione "Remodel".

Tra un promemoria e l'altro, ricordate di passare in News attorno alle 16:00, selezionando la password giornaliera.
Questa, in "Input password", vi darà accesso ad un premio immediato e, dopo l'accumulo di cinque codici, a uno più sostanzioso.

Se vi spoilerassi ulteriori modalità sarei da ghigliottina.
Dunque, torno a spaparanzarmi sul cuscino rosso di Saint Purrtrick al café di Sassy Fran.

Meow loading?!

[Cinema]: Kahlil Gibran's The Prophet


Quando l’amore vi chiama seguitelo,sebbene le sue vie siano difficili ed erte e quando vi avvolge con le sue ali cedetegli,anche se la lama nascosta tra le piume potrà ferirvi.[...]Ma se siete timorosi e nelll’amore cercate soltanto la tranquillità e il suo piacere, allora meglio per voi che ricopriate le vostre nudità allontanandovi dall’aia dell’amore,nel mondo senza stagioni dove riderete ma non di tutte le vostre risa e piangerete ma non di tutte le vostre lacrime.

L'amore evocato con persuasività e delicatezza klimtiana. Questo, ma non solo, è racchiuso in 95 minuti d'animazione, suddivisibili in 8 corti. Kahlil Gibran's The Prophet è un approccio semplice ad una spiritualità innata. Un "macro-dipinto" entro cui si muovono speranze e paure di personaggi a tal punto realistici da divenire tangibili.



Per le strade di Orphalese, Mustafa (libero dopo 7 anni di prigionia) viene scortato in direzione del porto.E' il momento dei saluti, delle ultime conversazioni e degli incontri con ammiratori mai abbastanza sazi.Tra questi, una maldestra e instancabile Almitra.
 
In 48 ore si assiste ad una maturazione, dei protagonisti quanto dell'osservatore: inevitabilmente attratto da insegnamenti dall'aria complessa, resi un gioco attraverso le immagini.Tra un acquerello ed un tratto grezzo di matita, si segue lo stesso vorticoso volo dei gabbiani, scovando un po' di sé tra concetti appresi ma mai espressi.


"Quando vi separate dall’amico non rattristatevi:la sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,così come per lo scalatore la montagna appare più chiara dalla pianura."

17 febbraio 2016

Supponiamo che voi e io siamo conoscenti e che ci troviamo a casa mia a conversare e a un certo punto io voglia finire la conversazione e non avervi più a casa mia.
Momento sociale delicatissimo.
Pensate a tutti i modi in cui posso cercare di gestirlo: "Wow, si è fatto proprio tardi"; "Ti va se finiamo di parlare un'altra volta?"; "Ti dispiacerebbe andartene subito?"; "Va'"; "Vattene"; "Levati dai coglioni"; "Non avevi detto che dovevi andare da un'altra parte?"; "Sarà meglio che ti metta in strada, amico mio" ; "Allora te ne vai, tesoro"; o quel vecchio modo subdolo per porre fine a una conversazione telefonica: "Be', non ti trattengo" [...] nella vita reale sembra sempre che mi venga difficile portare a termine una conversazione o chiedere a qualcuno di andarsene, e certe volte la situazione diventa così delicata e gravida di complessità che vengo sopraffatto [...] vado in tilt e lo dico nel modo più diretto possibile "Voglio che finiamo questa conversazione e che te ne vai da casa mia" - che evidentemente mi fa sembrare molto sgarbato e brusco o semiautistico [...] mi è capitato di perdere degli amici in questo modo, sul serio.

In tutta sincerità, il congedo non è il mio solo problema.
Sono la classica persona che, al primo incontro, teme il primo saluto.
"E ora come mi comporto?"
"Sarà abituato a un bacio?", "Forse troppo viscido".
"Sarà da abbraccio?", "Chi giustifica, poi, quell'effetto sacco dato dalle braccia corte?!"
"Facciamo una stretta di mano. Semplice, formale, discreta".
In questo lasso di tempo, il mio interlocutore mi osserva come fanno gli avversari durante le trasformazioni delle eroine.
Gocciolina di sudore freddo a discendere lungo la fronte e sguardo perplesso.


Una rocambolesca fuga dal "Ciao" conclusa con qualche strana formula dell'ultimo minuto, come:"Buonsalve!".
Mentre, in fondo, m'immagino reduce da una tecnica Shaolin.
In punta di piedi, ma non troppo, piegato in avanti, ma non da spostare il baricentro, con un braccio pronto a afferrare ed un labbro in dubbio sull'increspatura.
Un surrogato della creatura di Frankenstein.

Insomma, avete capito.
Stringiamoci in cerchio alla maniera degli alcolisti anonimi e, una volta giunti a me, attendiamo un cenno.
"Sono Valentina, ho un problema con gli arrivi e le partenze".