venerdì 11 marzo 2016

[Eventi]: 10 marzo 2016: Baroness live ai Magazzini Generali

La sveglia delle 5:30 sulle note di Stretchmarker ricorda che IL giorno è finalmente giunto.
Il treno ha un canonico ritardo di cinque minuti ma c'è uno strano ottimismo nell'aria.
Stazione di interscambio: i soliti volti delle 7:15 radunati lungo la banchina.
Una giornata universitaria come tante altre, uno zaino troppo pesante sulle spalle, una vetrina riparata con scotch a quadri bianchi e rosa e una playlist personalizzata.

La fascia oraria 12/19 è stata cancellata dalla mia memoria come alla Lacuna Inc.
Ci sarà stato uno sguardo veloce all'armadio, una selezione accurata delle tonalità tra le fantasiose varianti di nero e più nero e la preparazione del "panino tattico" (quello di quando sei di fretta e tutto ciò che trovi nel frigorifero è perfetto).

I tre (moschettieri? dell'Ave Maria? Caballeros? Re magi?) m'informano: "Stiamo arrivando!".
Le borse delle donne sono così capienti per contenere evenienze.
I fazzoletti per i colpi di scena, zucchero e liquirizie per cali di pressione, acqua e vuoto cosmico per lasciare spazio ai guardaroba altrui.

"Milano Milano è una grande città, si beve, si mangia e l'amore si fa. Hai visto mio marito?"
Tra Metallica amarcord e "ultime tracce" di artisti che non saranno mai di fama provinciale, figuriamoci mondiale, giungiamo ai Magazzini Generali.
Il biglietto tra le mani del buttafuori,quel momento di suspense in cui speri non ti venga restituito monco ed il piede sinistro è ormai oltre la soglia.

Con mio sommo rammarico, il concerto è stato aperto da un gruppo interamente al femminile.
Qualcosa come "Rouge Noir" (da non rendere giustizia neppure alla tanto acclamata tinta Chanel).
Del comunissimo Hard Rock dettato dalla frase più in voga tra le poche persone radunate sotto il palco: "Quanto se la credono".

Voltiamo pagina.
Le luci si spengono.
Forzati sbuffi d'aria vengono meno, in favore di sospiri.
I Baroness salgono sul palco.

Le luci, come fari per i marinai, fungono da guida tra i cinque colori degli album principali (Red album, Blue Record, Yellow & Green, Purple).
Intro strumentali suddividono le tracce, lasciando istanti d'estasi in cui non pensare a "quale sarà la prossima?" al fine di goderseli sino all'ultimo.

La scaletta è paurosamente ben studiata con un'alternanza tra presente e passato, carica e malinconia da indurre a reazioni emotive sempre diverse, sino al fantomatico orgasmo musicale.
17 brani presentati con tale potenza da non lasciare alcun dubbio sulla loro voglia d'essere lì, suonare e farsi seguire.

All'uscita, un John Baizley selvatico ci chiede una sigaretta, al pari di un amico di vecchia data. Tra autografi e fotografie si conclude la serata, lasciando quel retrogusto immaginario di cherosene e Valium.


"Whatever you give me, please know that I'll ask you for more" 


P.S.: Isak.
P.P.S: Un ringraziamento speciale a S. e A.
P.P.P.S: L'idea della caccia al Purple Ticket (2 biglietti + cioccolata) è assolutamente geniale. 

giovedì 3 marzo 2016

[Cinema]: La storia della principessa splendente


Kaguya-Hime no monogatari, film d'animazione firmato Isao Takhata, prende vita nel "Regno dei sogni e della follia": lo Studio Ghibli. 


Tratto da un racconto popolare giapponese ("Storia di un tagliabambù"-Taketori monogatari), ripercorre la vita di "Principessa", donna della Luna di eccezionale talento e bellezza. 



137 minuti scandiscono insegnamenti radicati nella cultura fiabesca, tra sfumature sognanti e tratti grezzi, volutamente crudi. 

Ancora una volta la più semplice quotidianità svolge il ruolo di "generatrice di felicità": in netto contrasto ad una vita di sfarzo e facilitazioni, in cui tutto si ottiene ma nulla si desidera. 


Ad agire da filtro per una selezione, apparentemente, spirituale, è una coppia di anziani.

Improvvisati genitori di una "gemma di bambù" che, come accade nella realtà, aspirano al meglio; bypassando la delicata fase della comprensione. 

Da affascinati osservatori esterni, non assecondano le primarie volontà di una bambina, esasperandone l'unicità sino ad ostentarla. 


Così si assiste ai netti contrasti di colore, ai riempimenti gradualmente sviliti e all'incalzante sensazione di vuoto. 



Nel silenzio pare quasi di sentir gridare "Non aspettare che sia troppo tardi". 

L'istante in cui "Ormai è fatta" e non c'è strategia che regga, nonostante tutti i mezzi concepibili. 



Piacevole sorpresa è il momento dell'abbandono, là dove s'immaginerebbero note malinconiche e pianti a dismisura, si stagliano melodie d'una dolcezza incomparabile.

Come se la Terra, rappresentazione della vita, nascondesse la vera essenza della morte e, viceversa, la Luna. 


Invocare la fine ci vestirà di piume annullando ogni ricordo del trascorso.