domenica 11 settembre 2016

[Eventi]: 9 settembre 2016: Finis Mundi - SunnO))) live al Labirinto della Masone

Prendi il labirinto più grande del mondo, una notte stellata nella campagna emiliana e i SunnO))) in quadrifonia per due ore. 
Finis Mundi, la risultante, è: abbandono della consapevolezza terrena in favore di un viaggio tantrico. 


L'evento, organizzato in onore del trentesimo anniversario dalla morte di Jorge Luis Borges, è stato anticipato come la rappresentazione vivente di "Finimondi": volume prezioso quanto introvabile, edito da Franco Maria Ricci ed illustrato da John Martin. 
Come promesso, installazioni video all'ingresso hanno reso possibile l'immersione in realtà contrastanti e catastrofiche, sia fisicamente che mentalmente. 

Tra i pannelli è, difatti, possibile camminare durante la visione di singoli dettagli naturali, ultimi respiri prima del disastro e previsioni per un futuro non più così imprecisato -il tutto esteticamente inserito in una cornice di luci sgargianti ed ombre accoglienti. 

Oltrepassato il secondo portale si ha finalmente accesso al labirinto, con la sua funzione di dissipatore di coordinate spazio-temporali e corrispettivo di un'intricata e suggestiva via verso la ricerca interiore.
Sulla suggestione non c'è alcun dubbio: tra i bambù cala il buio, eccezione fatta per lanterne bianche poste come indicatori di percorso e spesso trattenute da soggetti mascherati.
Innalzati verso il cielo (e visibili anche dall'esterno), fasci di luce evidenziano il centro del labirinto nonché sede del rituale.
Finito il percorso, si apre un esoterico cortile interno. 



Il palco è ancora "sgombro" ma è inevitabile non fare caso al quantitativo di amplificatori, alla curiosità palpabile del pubblico (numeroso, oltre ogni mia aspettativa) ed alla lunghissima fila al banchetto del merchandise.
D'un tratto, s'illumina la piramide centrale e sulla sommità del suo portale domina Attila Csihar,
Un iniziale incrocio di sguardi, carichi d'attesa ed inquietudine, si chiude in breve per lasciarci inermi, alla mercé di un mantra.
I movimenti, la tonalità assunta dalla voce, il solo fatto di essere in una posizione sopraelevata, ci ha introdotti ad una sorta di ipnosi.
E' solo l'inizio del rito ed altre tre sagome s'intravedono sul palco, tra lo stupore e l'enfasi generale. 
Un flashback, sul momento, mi rimanda ai report di anni passati.
E' la mia prima esperienza con i SunnO))) ed ho quasi il timore di non riuscire ad affrontare il loro "muro di suono", condizionata dalle dicerie su malesseri indotti: tra attacchi di panico e nausea incontrollabile.
Voglio osare e "prenderla come viene", inizialmente senza tappi né cuffie -sfruttando, perché no, intensi abbracci come riparo.

Vibrano i piedi, vibra lo sterno, la fossetta del giugulo è una cassa di risonanza.
Qualcosa sembra comprimermi i polmoni e poi decade, lentamente, toccando altri punti del mio corpo come alla ricerca dei centri di energia, sedi di ogni funzione vitale.
Il primo impatto è complicato e cerco di contrastarlo, come in una sfida a chi "si lascia andare per primo" ma non c'è alcun accenno di vero malessere fisico.
La prima mezz'ora non vola, non vola affatto, ma è impossibile non restare o anche solo pensare di allontanarsi.
Una distanza metafisica ci separa mentre s'innalzano a burattinai di uno stuolo di burattini controllato da frequenze e non da fili.
Mi lascio andare e chiudo gli occhi, mentre le luci rosse sagomano il colonnato ed il vapore ci rende tutti identici per quanto ovattati. 
Cambia tutto, improvvisamente, non nel loro intento ma nel mio.
Al posto di contrastarli, li assecondo ed è così che scopro quanto possa essere liberatorio e rilassante.
Non mancano l'aggressività dell'impatto, crudo e privo di preamboli, e neppure quella sorta di apnea forzata ma mi sento completamente svuotata.
Nessuna tensione, nessun pensiero per la testa, nessun disturbo ed un'ora e mezza svanisce come in uno stato di meditazione.
Csihar ricompare, ora in armatura di specchi, e con una lunga litania fa preannunciare la fine -mai così disturbante.
Il suono s'interrompe e sembra d'essere ipotesi: schiacciati verso il basso più che liberati.
Il silenzio non è mai stato così silenzioso e difficile da sopportare.

Accompagnati e sovrastati sino all'ultimo istante veniamo poi sguinzagliati.
Immaginavo la loro discesa dal palco come qualcosa di assolutamente distaccato e, invece, privi della loro "forma spirituale", si sono mostrati umili: tra ringraziamenti, abbracci ed applausi senza fine.
1:15 -nessun segno di stanchezza o cedimento, solo un immenso stupore -di quelli che s'attanagliano ad ogni fibra facendosi ricordare a vita.

Non è stato un concerto ma un'esperienza corroborante.

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